La Grande Bellezza? Spesso è Nascosta…

Oltre le Due Torri, il Nettuno e San Petronio, un viaggio diverso nei segreti di Bologna.

Bologna è fulcro di interessi, di strade, di reti ferroviarie. Ha conosciuto i tempi d’oro della movida, oggi conosce quelli del cibo. Non ha la vocazione turistica delle grandi città d’arte come Roma, Firenze e Venezia, ma vanta l’Università più antica d’Europa. Lo sviluppo dell’aeroporto Marconi l’ha finalmente inserita nelle rotte internazionali, portando finalmente i turisti nelle vie del centro. Il patrimonio artistico non è concentrato un'unica grande galleria, ma disseminato in luoghi, spesso non troppo conosciuti.

All’inizio del XIII secolo a Bologna era arrivato Domenico Guzman, predicatore e stratega della Chiesa sconvolta dalle eresie, fu talmente impressionato dall’efficienza dell’ateneo bolognese che stabilì qui il suo ordine, i Domenicani, riconosciuti ancora oggi come i teologi più severi e più colti. La chiesa di San Domenico si affaccia sull’omonima piazza inestimabili opere d’arte, tra cui la celebre arca, realizzata da Nicolò da Puglia, passato alla storia come Nicolò dell’Arca, la cui parte sottostante porta la firma di Nicola Pisano. Qui si trova un gioiello che non tutti conoscono: è la statua di un angelo reggi candelabro, opera di un giovanissimo Michelangelo. La tensione emotiva di Nicolò dell’Arca è espressa mirabilmente nel complesso scultoreo di Chiesa di Santa Maria delle Vita, in Via Clavature, il Compianto sul Cristo Morto, un gruppo di figure a grandezza naturale considerata la più importante terracotta del Rinascimento, per l’espressività e lo straordinario realismo. Tra le opere del Rinascimento italiane che si possono ammirare qui, una su tutte, è conservata nella Pinacoteca Nazionale in Via Belle Arti, l'Estasi di Santa Cecilia, la celebre pala di Raffaello. Un’altra opera inaspettata, nascosta dietro l’altare della Chiesa di santa Maria dei Servi, in Strada Maggiore, è una solenne Maestà di Cimabue, una splendida pala dipinta a tempera e oro su tavola, che da sola vale la visita del complesso. Bologna è comunque ricchissima di opere e di vestigia archeologiche che vivono sotto altri strati di arte e cultura sedimentati nei secoli di storia, da scoprire e ammirare con le guide molto preparate offerte da Bologna Welcome, che propone visite e percorsi che soddisfano gli interessi culturali, paesaggistici ed enogastronomici della città. Sul sito Bologna Welcome si possono scegliere e prenotare gli itinerari.

L’Oracolo del Tortellino - A Bologna il cibo è una cosa seria. Il Tortellino è il simbolo più conosciuto, sul quale si danno battaglia i puristi e i modenesi che ne contendono la paternità. Ma l’ombelico di Venere è felsineo ed è il portabandiera della buona tavola di queste parti. La scrittrice e storica della cultura alimentare Terry Zanetti, ha ideato un originale dispositivo, realizzato dall’artista Jak, sotto la direzione artistica di Stefano Parise, che ha debuttato sotto il Voltone del Podestà. Una macchina del tempo che si connette con il passato e racconta storie di cibo e di tradizioni con immagini a cura del fotografo Roberto Branchini. Sarà protagonista di altri eventi culturali, a sorpresa, nella città. L’Oracolo ha svelato alcuni indirizzi segreti… Sotto il Voltone del Podestà il primo telefono senza fili della storia. Nella città di Guglielmo Marconi gli increduli si devono posizionare in diagonale in due angoli, e iniziare una conversazione parlando nell’incavo della pietra. In Strada Maggiore 26 (sul soffitto di legno del portico di Corte Isolani) sono conficcate tre frecce. Secondo la leggenda tre briganti, che stavano per uccidere un signorotto bolognese furono distratti dalle grazie di una fanciulla affacciata a una finestra. Le frecce partirono in direzioni diverse e si conficcarono nel soffitto, e lì si possono ancora intravedere. Nella splendida piazza Santo Stefano sui resti del tempio di Iside, venne edificata, per volere di San Petronio una basilica sul modello del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Il complesso monumentale nel corso degli anni si arricchì di altri elementi. Oggi ancora conosciuto come le Sette Chiese, anche se in realtà ne restano solo quattro, collegate una dentro l’altra. Infine una scritta sul soffitto di un portico, fra via Indipendenza e Via Rizzoli, sotto la volta del Canton Dei Fiori. Sulle tre volte si può leggere distintamente: Panis Vita, Canabis Protectio, Vinum Laetitia. L’animo gaudente della città è servito, ai lettori il compito della traduzione… La sibilla, si sa, usa un linguaggio criptico. 

Vestigia di acque e di vini - Bologna era anticamente una città percorsa da canali e corsi d’acqua navigabili. Un reticolo di vie di comunicazione che hanno fatto fiorire la sua espansione commerciale e l’acqua qui dava energia ai mulini da seta. A Bologna l’Associazione Vitruvio organizza escursioni speciali per scoprire tracce visibili delle acque in città e tour più impegnativi di urban rafting sotterraneo.

RiSalto - Un "covo" di nove anime creative che hanno dato vita a una bottega che propone pezzi unici, reinventati, riciclati, colti. Si chiama RiSalto perché sotto la strada scorre il fiume Savena, che proprio qui faceva un “salto” che muoveva i mulini della seta (Via Rialto 13b).

Il Mascherone - Domina un voltone che si apre sul ghetto ebraico. Secondo le leggende petroniane la famiglia Malvasia, proprietaria del palazzo omonimo sotto il quale si apre il voltone, collegava una cannula alla bocca del Mascherone a una botte di vino per soddisfare il popolo che attendeva il dionisiaco getto a bocca spalancata (Via Zamboni 14).

La finestrella sul Canale delle Moline e il ponte - L’acqua che corre sotterranea in questo punto affiora in superficie. Lo spettacolo che appare è inaspettato, sembra di essere a Venezia con le case che si affacciano sull’acqua, mentre si è in pieno centro. In via Piella ci si può affacciare su un ponticello oppure aprire una finestrella dall’altra parte della strada, poco oltre la "curva degli annegati", un’altra affascinante vista sul canale, all’incrocio fra Via Oberdan e Via Capo di Lucca (Via Piella 16).

Matusel - La Bologna libertina del passato lascia il posto a una città gaudente soprattutto a tavola. Un tempo nella nota osteria in zona universitaria c’era un conosciuto bordello. Ancora oggi sono visibili esplicite "illustrazioni" sulle specialità offerte. Oggi le nostalgie si annegano solo nei calici di buon vino, che qui si assicurano liberi di concimi chimici, erbcidi e solfiti in ecceso (Via Bertoloni 2).

Opificio della Grada - Opera del XVII secolo ancora parzialmente visibile, recentemente recuperata. Era una conceria che utilizzava come fonte di energia le acque della città. Fino al 1926 serviva per alimentare l’Istituto Ortopedico Rizzoli. Su richiesta si possono visitare i suggestivi interni e vedere la grande ruota a pale del mulino idraulico (Via Della Grada 12).

Il Parco della Chiusa - Gli abitanti di Casalecchio di Reno lo conoscono soprattutto Parco Talon. Oggi sono visibili le vestigia dei palazzi nobiliari e del parco all’italiana che si sviluppava in un romantico parco all’inglese, che si affacciava su laghetti. Nel Settecento ha conosciuto grande gloria mondana. Nella zona sottostante scorre un acquedotto romano del 100 a.C. che conduce l'acqua del torrente Setta, captata una decina di chilometri più a monte, fino al centro di Bologna. La Chiusa è un imponente sistema idraulico del XIV secolo, ancora oggi visitabile, il più antico d’Europa e nel 2010 è stata inserita dall’UNESCO come Patrimonio Messaggero di Cultura di Pace.

 

I Bagni di Mario - Non sono una Spa, ma una cisterna rinascimentale commissionata dal Vaticano e costruita da Tommaso Laureti per alimentare la statua del Nettuno. Strutturata su due livelli con una scala di pietra si scende sottoterra per 40 metri. Il vestibolo è una grande sala ottagonale con pareti decorate da affreschi e bassorilievi ricchi di fascino e otto piccole vasche, in origine destinate alla raccolta dell’acqua che usciva depurata e dopo 2 km giungeva nel centro città (Via Bagni di Mario 10).

Grotta di Villa Guastavillani - Insolito e poderoso ninfeo dedicato alle acque nel cuore dei colli bolognesi che fa parte di una grande villa cinquecentesca che domina il Monte Barbiano. Una sala ipogea un tempo animata da giochi d’acqua. Le pareti sono decorate con pietre colorate e frammenti di conchiglie (Via degli Scalini 18).

La Salara - Si trova nel quartiere Porto (il nome racconta perfettamente il grande passato di città dei traffici fluviali, qui si trovava il Porto di Bologna). Questo magazzino del sale si approvvigionava dalle Saline di Cervia, dalla metà del Cinquecento. Oggi è stato restituito all’antico splendore ed è sede del Cassero di Bologna (Via Don Minzoni 14).

 

Alessandra Lepri

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